1950 - ELIO ROMANO ALLA XXV BIENNALE

 

      Artista autentico, amico della solitudine, un anacoreta dell’arte è Elio Romano, pittore e scultore nel senso pieno.Questo colto e valente artista ( è Romano autore anche di opere letterarie ) vive fuori, lontano dal torbido delle maldicenze, delle combriccole artistiche, isolato su una serie di colline nel cuore della Sicilia, dove vede tutto dall’alto e misura uomini e cose con una spirito di barbarie culturale, sorretto da una umanità profonda e da una salda preparazione formata e maturata nell’arco della sua vita, che conosce solo la quiete riposante del bene, che l’animo acquista al contatto costante della natura e alla semplicità della campagna.

       Elio Romano, è nato nel 1909 a Trapani, ma ha trascorso la giovinezza e compiuto gli studi a Catania. Ha imparato dapprima dal valente ritrattista catanese Saro Spina, dopo alla scuola del nudo a Roma per spostarsi infine presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, divenendo prediletto discepolo del grandissimo Carena e dove diplomatosi, da discepolo divenne insegnante. Eloquente maturazione di artista, specie se si pensa allo essere stato prescelto dal Carena. Ha partecipato a molte mostre e alla quasi totalità di queste da invitato. E’ vincitore del grande premio “ Panerai “ di Firenze, espositore alle Quadriennali Nazionali d’arte a Roma ed alle Triennali di Milano; espositore per ammissione e per invito alle Biennali di Venezia, vincitore di un premio Accademico di San Luca a Roma. Ha partecipato a mostre all’estero dove si trovano adesso i suoi dipinti ( Dusseldorf  ). A Catania è più conosciuto per la  personale di pittura e scultura del 1947.

     E’ Elio Romano forse l’artista più formato, maturo che viva a Catania, una delle poche tavolozze e spiriti creativi che onorano la nostra città e le cui opere dovrebbero costituire, come detto altrove, insieme a quelle di pochissimi altri nostri artisti una insigne raccolta e per la gioia dello spirito di questa Catania semidigiuna  in fatto d’arte, soprattutto contemporanea, e per provare oggi e domani  che nella città etnea c’è stato un forte movimento artistico in questo nostro tempo.

      Ma a Catania nel campo organizzativo e conservativo delle opere d’arte contemporanea si è nelle condizioni dell’ultimo paese d’Italia, e così continueremo a restare per molto tempo finché nei luoghi decisionali per tali ambiti non andranno persone di gusto solido, preparate culturalmente ed in grado di capire che l’arte è dovunque ci siano spiriti che sappiano generarla. Anche e soprattutto nel campo dell’arte moderna che è legittima figlia del nostro tempo, dove questi giovani tormentatissimi spiriti volti a purificare il contingente della vita, sanno per naturale disposizione distillarla.

      Non ci è stato possibile rintracciare Romano per farci dire di più dalla sua viva voce. Abbiamo detto che vive in campagna, a Nissoria, in provincia di Enna ( ma ha studio anche a Catania), dove dipinge senza sosta con una foga da far arrendere qualunque altro artista volesse competere in una gara di resistenza.

      Naturale sorgente di esuberante creatività, quella di Romano, che come detto vive spesso in campagna tra le colline ennesi dove vedono la luce e si illuminano di atmosfere declivi, larghe, pure, vitali, i suoi straordinari bellissimi paesaggi.

       In una vecchia pagina di giornale del 1932 abbiamo reperito un testo che lo riguarda: « …Notiamo anzitutto che E. Romano ha quello che si dice un temperamento, ed ha un respiro, larghe vedute e sensibilità accorta e informata. Egli è giovanissimo, ma ha distinta e netta e chiara la via. Questa composizione luminosa ( non sappiamo a quale tela si riferisca ) accaldata, bene ammassata, in cui l’armonia dei toni risulta  da un accordo di quinta, è una testimonianza concreta di innato senso pittorico. ». In questo stesso antico giornale d’arte abbiamo riscontrato un giudizio su Carmelo Comes, che riporteremo quando ci occuperemo della sua opera.

      Elio Romano è oggi un artista personale e indipendente, non velato da ombre accademiche ed altro. La sua arte sincera, profonda e umana, prorompe con una forza istintiva quasi selvaggia da un mondo di purità e di sentimenti che si evolvono e solidificano al contatto della natura, nella serena pace dei campi, a Nissoria, dove l’artista familiarizza con i contadini, che ricorrono sovente nelle sue composizioni larghe e intense di commossa umanità. Egli dunque è lontano, isolato dalle viziate correnti o urti che fanno male all’arte e allo spirito.

      Non è possibile tracciare un quadro preciso delle tappe segnate da E. Romano, perché l’artista, abbiamo detto, vive lontano, non lo abbiamo incontrato qui a Venezia e noi non abbiamo dell’opera sua tutto il realizzato pregresso.

      Dinanzi al suo paesaggio ampio, sereno, adagiato in un clima di calma distensione di luce, dove ogni cosa, anche le più trascurabile, ha un suo posto e il tutto sentito con rapporti di colore e forme di piena fusione e perfetto equilibrio ci sentiamo sollevati da un più ampio respiro. La natura del paesaggio di E. Romano è la sua stessa natura e rispecchia la serenità del suo carattere, dirò anzi che la sua pittura non si può staccare e considerare a parte dal suo carattere, come riflesso dei suoi stati d’animo e dei suoi sentimenti è il colore, il grigio dominante del suo paesaggio con luminosità diffuse, distensioni di verdi che sono trasparenze, di gialli che sono luce ambrata, di ocre che sono quel sereno avvolgimento dell’atmosfera che tutto prende e avvolge rilevandolo con misurata armonia. Eppure la pennellata è larga generosa, fluida senza correzioni e pentimenti, e il colore, l’impasto, è appena illuminato dalla luce dei propri sentimenti, senza cervellotici accostamenti, o voluti forzati passaggi. Il paesaggio non è creazione improvvisa, ma distensione serena, calma sicura, sulla tela, di un aspetto della natura armonizzata nei piani e nel colore, nelle cose e nell’atmosfera, assai prima avvenuta nel suo spirito che l’ha trasceso e composto dentro. Sicché la realizzazione dell’opera è espressione naturale, come la luce e la sua umanità che si estende persino alle cose che saranno poi le parti composte del dipinto.

      Anche la figura, il ritratto, sono il suo forte: in primo piano è sempre una voce che sorge dall’intimo, questa intensa umanità che è fusione armoniosa e felice di colore e di segno. Le stesse caratteristiche, gli stessi pregi riscontriamo nella scultura.

      Romano è certamente artista di risonanza nazionale e sulla sua arte speriamo di poterci intrattenere più a lungo in seguito, anche per farla conoscere al pubblico nei suoi più molteplici e vitali aspetti.

 

Alfredo Entità

 

da “ Giornale dell’Isola “ Catania Sabato 13 Maggio 1950