1950 - GEMMA D’AMICO alla XXV Biennale di Venezia

 

Gli artisti nostri alla Biennale di Venezia

IV  GEMMA D’AMICO

 

           L’ordine con il quale andiamo pubblicando queste brevi note sui nostri artisti che espongono alla XXV Biennale Veneziana, non ha valore di precedenza o preferenza.

            Ne scriviamo nell’ordine in cui veniamo in possesso di dati e riferimenti che li riguardano, sia pur appena sufficienti a far luce sulla loro attività artistica.

            Oggi è il turno di Gemma D’Amico d’Aspermont la cui arte, di recente abbiamo ammirato al Circolo della Stampa di Catania.

            La baronessa D’Amico è artista nel senso pieno, persino nella parte più recessa del suo spirito e lavora e lotta per l’arte, da artista.

            La D’Amico, apprezzata a Catania, è più nota a Roma dove vive e svolge la sua attività di pittrice e dove ricopre, in seno alla compagine o famiglia degli artisti, presso il massimo Centro D’Arte Contemporanea,  cariche che stanno ad attestare ancora di più la fiducia e la stima come artista e come elemento di cultura.

            Durante la sua formazione, l’ultima lezione ebbe da Carena, il grande Carena  di cui fu degna allieva; lezione così ben assimilata e indirizzata per quelle vie che schiariscono nuovi orizzonti ed additano mezzi tecnici ed espressivi alla base dei quali è il suo solido gusto vieppiù desideroso di accrescersi ed arricchirsi di nuovi valori.

            Roberto Melli, cosciente anima d’artista di primo piano, affermato e stimato dentro e fuori d’Italia, con quella acutezza e penetrazione di autocritica che distingue la sua arte, ha scritto della D’Amico: « Pochi esempi come questo ci additano la organizzazione di una sensibilità schietta e soavemente femminile ai fini della pittura e coi mezzi esclusivi della pittura stessa, che ha trovato una tipica espressione di poetica muliebre: declinando con semplice e autorevole grazia ogni “ virilizzazione “ ma austera, libera, coerente e conchiusa in una preziosa intimità, attenta alle voci dello spirito. La sua materia è delle più trasparenti, luminose e leggere; la tela è spesso toccata da poco colore diluito, la tela come accarezzata, ma carezze che arrivano in profondità; intuizione limpida e sicura del colore e dei rapporti…Felice ritrattista, dona alla figura attraverso i suoi segni una densa e melanconica umanità; così com’è incline ai fatti interiori, schiva da esteriorità truculente e decorative ». La Nuova Civiltà, 1949.

            Valerio Mariani, pittore e insegnante di Storia dell’Arte presso l’Università di Roma, nonché studioso tra i più insigni d’Italia delle arti figurative, segretario dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, in una conversazione radio sulle arti figurative di Italia, tenuta nel marzo del ’49 in rete nazionale, così diceva della D’Amico, che poneva tra le pochissime, vere artiste del bel sesso: «…quadri gentili, intelligenti e liberi, sensibili spiragli di luce pittorica, che si lasciano amare e desiderare: senza avvedersene ciascuno pensa di vederli appesi in casa propria, consolante parola, nella faticosa giornata ».

            Di giudizi sulla D’Amico, di critici grandi e artisti insigni, se ne hanno da formare un delizioso volumetto.  Alberto Savinio, Manlio Giarrizzo, A. Peyrot, Raffaello Franchi, Libero de Libero, Giacomo Etna, C. E. Oppo, Giovanni Dompè e moltissimi altri hanno scritto con aperto entusiasmo dell’arte della D’Amico.

            Noi ne abbiamo scritto in occasione della sua recente bella personale al nostro Circolo della Stampa e poco si resta da aggiungere e modificare al già detto.

            Solo che non sappiamo spiegarci perché la D’Amico, non esponga a Catania tutte le opere fin qui realizzate, lasciando tra le cose non presentate, molto del meglio della sua ultima e più personale creazione e forse anche le opere migliori.

            Nella confusione in cui l’artista custodisce i dipinti nel proprio studio: senza cornice e ammucchiati, abbiamo notato dipinti della D’Amico che confermano in pieno l’interiore visione pittorica nuova e personale che l’artista coltiva, la coerenza dello stile, la sua salda preparazione tecnica e la ampia visione del paesaggio, dove il particolare affiora tramite un incedere largo e sicuro e la messa a fuoco spoglia di ogni soverchio e inutile orpello. La sua è arte “sostanziale”, luce dello spirito che si proietta sulle tele con sobrio ordito pittorico.

            Il tessuto pittorico di questa gentile e sensibilissima pittrice, affiora con gamme e tonalità fuor d’uso, come musicali, e perciò prodotto da una interiore visione che ha per colore le vibrazioni liriche  e pulviscolari di un’iride fluida di trasparenze e di gradazioni che echeggiano tutte le voci dell’intimo e gli impulsi di vibrazioni luminose sgorgate da un’unica sorgente: il verde; donde quel senso pieno di perenne vitalità, di limpida e serena freschezza.

            Aria e luce sono inscindibili dalla natura  pittorica e vi emergono spontanee perché connaturate, sorgenti da natura luminosa e non “ illuminata “.

            Ed è la luce di una sensibilità atta a vedere ogni cosa in modo limpido e chiaro, terso e trasparente. E’ la sensibilità di tocco propria della pittrice che è insieme grazia di tecnica e animazione interiore, luce irradiata da intimità di colloqui con il soggetto o con la natura, che coglie nella spazio e proietta limpida nei suoi dipinti, solo la poesia della realtà, trascesa e trasfigurata da profonda ed emotiva poetica.

 

Alfredo Entità

 

Giornale dell’Isola, Catania    Venerdì 19 maggio 1950